Visualizzazione post con etichetta album 2008. Mostra tutti i post
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Cinque musicisti jazz che si incontrano, ognuno con proprie idee, esperienze, stile e contaminazioni; tutti questi elementi che si mescolano, interagendo, per dar vita infine ad un insieme di brani ricchi di sfaccettature e di grande piacevolezza. Come una reazione chimica, in cui dall'interazione tra diversi elementi esce fuori qualcosa di nuovo. Così è nato "Kimica", disco di debutto dell'Alkèmik Quintet guidato dal trombonista Alessandro Tedesco. Cinque giovani e talentuosi musicisti campani, vincitori all'unanimità dell'edizione 2008 del Waltex Jazz Competition, un concorso dedicato ai giovani talenti del jazz, che gli ha permesso di guadagnare un contratto discografico con la Radar Music.
"Kimica" è un disco di ottimo jazz, con diverse influenze, contenente sei brani firmati dai membri del quintetto più tre rifacimenti: "C'Amor'" di Marco Zurzolo e due celebri classici, "Sophisticated Lady" (Duke Ellington) e "The Preacher" (Horace Silver), reinterpretati con bravura e maturità. L'intero album si contraddistingue per la piacevolezza d'ascolto e l'eleganza; i componimenti non sono mai seriosi o pesanti, bensì spesso frizzanti e coinvolgenti: non è difficile ritrovarsi a tamburellare con le dita o con i piedi per seguire il ritmo. Solo raramente si ha l'impressione di un eccessivo allungamento del brano, ma è un peccato veniale. Un brano che spicca è senza dubbio "Cinderella", del bassista Davide Costagliola. Un pezzo dolce, molto godibile, con il sassofono che regala le note di un amabile melodia giocando, a tratti, con il trombone, e poi il piano che si fa avanti, sempre con il sottofondo di una delicata batteria. Molto interessante anche il brano d'apertura, "Modulations" (di Alessandro Tedesco), soprattutto dopo qualche ascolto. Bella la versione di "The Preacher" a cui spetta il compito di chiudere il disco: frizzante, divertente, dal ritmo coinvolgente. Una degna chiusura per un album come questo, composto e suonato bene, ricco di swing e anche elegante. Consigliato in particolar modo agli amanti del jazz, ma vale la pena di ascoltarlo comunque, giusto per capire l'effetto che fa.
Questa la lista dei brani:
  1. Modulations
  2. Cinderella
  3. Spinning
  4. Sophisticated lady
  5. Kimica
  6. Il mago della foto
  7. Bubu settete
  8. C'amor'
  9. The preacher
Potete ascoltare alcuni brani in streaming sul MySpace dell'Alkèmik Quintet: www.myspace.com/alkemikquintet

Questo, invece, è il MySpace di Alessandro Tedesco: www.myspace.com/alessandrotedesco1976
Di Brett Dennen ho già scritto in precedenza, in particolare a proposito del suo album "So Much More". Ebbene, alla fine di ottobre 2008 è uscito il nuovo disco, "Hope for the Hopeless". L'ho potuto ascoltare solo in quest'ultimo periodo e non subito dopo l'uscita, e così soltanto adesso ve ne riferisco.
A differenza del precedente disco, "Hope for the Hopeless" non mi ha convinto subito, mi è servito qualche ascolto in più per apprezzarlo davvero. Questo è un disco che, pur muovendosi nell'alveo tracciato nei precedenti lavori, segna un certo cambiamento, soprattutto nelle sonorità. La voce di Brett è sempre la stessa, inconfondibile e melodiosa, e lo stesso si può dire per il suo stile; ma in questo album egli ha intrapreso una direzione più "commerciale", con l'intenzione di far arrivare la sua musica ad un numero maggiore di persone. E così troviamo più chitarra elettrica ed una musica orientata più sul genere folk-rock, con una spruzzata di ritmi caraibici qua e là. Eppure Brett è riuscito a far ciò senza snaturare la sua musica, senza perdere né il fascino né la sensibilità mostrati nel precedente lavoro. Con questi nuovi brani Dennen potrà sicuramente trovare nuovi fan, senza scontentare i vecchi, perché comunque "Hope for the Hopeless" è un gran bel disco e Dennen resta uno dei migliori cantautori in circolazione. Provate, ad esempio, ad ascoltare "Heaven", incantevole canzone che riassume lo spirito del disco: ogni giorno si fronteggiano difficoltà, si combattono battaglie, si assiste ad ingiustizie, ma non bisogna perdersi d'animo, perché la possibilità del miglioramento è sempre presente, le cose possono andare meglio. "San Francisco", la canzone che apre il disco, è un pezzo accattivante e brioso, come d'altronde la successiva "Make You Crazy", che vede la partecipazione del musicista nigeriano Femi Kuti. Altri ottimi pezzi sono "When She's Gone" o "World Keeps Turning", che cattura subito con la sua spensieratezza, "Who Do You Think You Are" e la lenta ballata finale "Ain't Gonna Lose You". Ma anche "So Far From Me" devo dire che non mi è dispiaciuta affatto, con quel tono sommesso, il velo di malinconia ed il suono delicato.
In conclusione, "Hope for the Hopeless" è un ottimo album, un concentrato del talento di cui è dotato Dennen, molto piacevole per tutta la sua durata, con testi edificanti frutto della sensibilità del cantautore verso ciò che succede intorno a lui e verso i tanti problemi che affliggono il mondo.
Questa la lista dei brani del disco:
  1. San Francisco
  2. Make You Crazy [Featuring Femi Kuti]
  3. Heaven
  4. Closer to You
  5. Wrong About Me
  6. So Far from Me
  7. When She's Gone
  8. World Keeps Turning
  9. Who Do You Think You Are?
  10. Follow Your Heart
  11. Ain't Gonna Lose You
Potete ascoltare le anteprime di tutti i brani qui.

Mentre sul MySpace di Dennen sono disponibili alcuni brani in streaming: www.myspace.com/brettdennen

Sito web: brettdennen.net

Vi faccio vedere il video di "Perfect Games", nuovo singolo estratto dall'album "Now Or Heaven" dei californiani Broken West. Canzone solare e positiva, con un video in cui due killer cercano di uccidersi l'un l'altro.
Sul sito della Merge Records è possibile ascoltare tutto il disco in streaming gratuitamente.




MySpace: www.myspace.com/thebrokenwest

"Intimacy" è il terzo album dei britannici Bloc Party che arriva dopo poco più di un anno e mezzo dal precedente "A Weekend In The City", disco che aveva diviso critica e pubblico. Anche questo nuovo lavoro, a dire il vero, ha suscitato pareri discordanti. La versione di cui mi accingo a parlare è quella definitiva, contenente 14 tracce ed uscita il 27 ottobre dell'anno appena terminato. Del disco, infatti, era uscita online una prima versione in mp3, contenente 11 tracce, scaricabile dal sito della band per 5 sterline.
Questo nuovo lavoro è stato prodotto da Paul Epworth (produttore del primo "The Silent Alarm") e Jacknife Lee (produttore di "A Weekend In The City"). E, in effetti, in "Intimacy" i Bloc Party riprendono elementi di entrambi i dischi precedenti, sviluppando le energiche sonorità post-punk con una grossa dose di elettronica. Testi personali, ispirati a Kele Okereke dalla fine del suo fidanzamento; sentimenti, intimismo ed insieme energia; atmosfere metropolitane, tese ed oscure, anche se non mancano né vivacità né dolcezza. Disco non semplice, necessita di più ascolti per essere metabolizzato ed apprezzato come si deve. Soprattutto i primi brani ti lasciano spiazzato, proponendo un suono diverso da quello solito dei Bloc Party. "Ares" e "Mercury" hanno, infatti, sonorità che subito fanno pensare ai Prodigy e al big beat di gruppi come i Chemical Brothers. Molto ritmate, farcite di elettronica, tra distorsioni, synth, beat frenetici e tant'altro. Ma subito dopo i due brani d'apertura arriva "Halo" e con lui molto del suono dei "vecchi" Bloc Party. Qui sono chitarre e batteria a tornare protagoniste sfoggiando un'energia punk che ti trascina all'istante. Impossibile restare fermi ascoltando un pezzo del genere. Ma troviamo anche brani più "lenti", melodici: "Biko" (con le sue stratificazioni elettroniche, il senso di mancanza, di perdita, ed un Kele Okereke molto suadente) e "Signs" (una sorta di ninnananna elettronica, con i suoi campanelli, lo xilofono ed una spiccata delicatezza). Questi due si alternano ad altri due pezzi più ruvidi, vigorosi: "Trojan Horse", con i suoi riff energici e nervosi, e "One Month Off", gran bel pezzo che ricorda il primo album "Silent Alarm".
L'elettronica "Zephyrus" si fa apprezzare per la commistione tra tragicità, forza e delicatezza, con l'importante componente corale operistica. Da qui inizia una serie eccezionale. Prima "Talons", brano molto ben risucito, poi "Better Than Heaven", con il suo crescendo electro che sfocia nel finale intenso ed esplosivo in stile Bloc Party ed un riff di chitarra che per qualche attimo ricorda il motivo di un pezzo memorabile come "I Still Remember". E a seguire l'epica "Ion Square" (il cui testo è ispirato alla poesia "I Carry Your Heart With Me" di E.E. Cummings), uno dei miei pezzi preferiti, che mi ha conquistato al primo ascolto con quel loop di piano, le varie stratificazioni elettroniche ed il cantato di Okereke. La serie continua con "Letter To My Son", dal suono pulito e con un velo di tristezza, e "Your Visits Are Getting Shorter", bel brano elettronico ballabile. Infine troviamo l'ormai noto "Flux", coinvolgente singolo uscito un anno fa che diede un assaggio della svolta elettronica della band.
Insomma, a me questo disco è proprio piaciuto. Ero incerto all'inizio, poi riascoltandolo l'ho apprezzato appieno. Il ritmo è vario, non risulta mai monotono, i brani sono cantati con sentimento e trasporto emotivo e non manca neanche l'energia, con batteria e chitarre che in molti pezzi si fanno sentire per bene. I pezzi ottimi sono diversi e comunque il livello è alto. Questo album è un'altra prova della bravura e del valore di questa band che qui si presenta con un suono rinnovato, ma con l'impronta stilica tipica del gruppo.
Ecco la lista dei brani del disco:
  1. Ares
  2. Mercury
  3. Halo
  4. Biko
  5. Trojan Horse
  6. Signs
  7. One Month Off
  8. Zephyrus
  9. Talons
  10. Better Than Heaven
  11. Ion Square
  12. Letter to My Son
  13. Your Visits Are Getting Shorter
  14. Flux

Potete ascoltare le anteprime di tutte le canzoni a questo indirizzo.


Mentre sul MySpace della band sono presenti alcuni brani da ascoltare in streaming: www.myspace.com/blocparty

Era da un po' che volevo consigliare quest'album (uscito a settembre). Si tratta del nuovo disco — il nono — del cantautore di Seattle Damien Jurado, dal titolo "Caught In The Trees". Tredici brani dal sapore folk e acustico con alcune ballate elettriche ed una tinta blues qua e là.
Il disco è idealmente diviso in due parti, una più "estiva" e l'altra più "invernale". Nella prima troviamo ballate elettriche dirette, arricchite da melodie azzeccate, spruzzate da un pizzico di malinconia che si avverte nella voce di Damien, spesso accompagnata da quella di Jenna Conrad che, insieme al batterista Eric Fisher, ha collaborato alla realizzazione delle canzoni. E così abbiamo pezzi come l'iniziale "Gillian Was A Horse", tra i brani più belli, e "Coats Of Ice" o "Go First", con i loro riff di chitarra efficaci eppur discreti. Poi, il breve pezzo strumentale "Sorry Is For You" segna il passaggio alla seconda parte dell'album, più riflessiva, intimista, con una malinconia più marcata (anche se non risulta mai eccessiva o fastidiosa). E qui troviamo un altro brano delizioso, "Last Rights", con quel garbato accompagnamento di archi e la voce di Damien quasi sussurrata. Tenero e romantico. Una chitarra acustica ci fa entrare nell'atmosfera intima della triste ma bella “Everything Trying”; e anche qui, verso la fine, si inseriscono degli archi che accrescono la carica espressiva del brano. Su un tono simile anche la successiva "Sheets" nella quale, però, troviamo il pianoforte ad inserirsi. Emozionante l'accorata "Paper Kite", mentre nel pezzo finale, "Predictive Living", si stempera la tristezza con un po' di ritmo ed una melodia più serena.
Insomma "Caught In The Trees" è proprio un bel disco, schietto, intenso e maturo. Un album che vale e che vi consiglio di ascoltare, se non lo avete già fatto.
Questa la lista dei brani:
  1. Gillian Was A Horse
  2. Trials
  3. Caskets
  4. Coats Of Life
  5. Go First
  6. Sorry Is ForYou
  7. Last Rights
  8. Dimes
  9. Everything Trying
  10. Sheets
  11. Paper Kite
  12. Best Dress
  13. Predictive Living

Potete ascoltare delle anteprime di tutte le canzoni qui.


Mentre questo è il MySpace di Damien Jurado, nel quale sono disponibili alcuni brani in streaming: www.myspace.com/damienjurado

Per quelli che amano la musica strumentale o la new age. Per coloro ai quali piace la musica che fa viaggiare con la mente e quella che tira fuori sentimenti ed emozioni. Per quelli che amano la musica dal carattere epico. Ecco, per tutte queste persone e non solo, è adatto l'album "Point of no return" dello spagnolo Roger Subirana. Quattordici brani, per una durata totale di circa 64 minuti, in larga parte strumentali anche se non manca qualche pezzo vocale. Nondimeno, pur dove è presente la voce, questa non esprime concetti tramite un testo preciso, ma più che altro un significato profondo mediante l'interpretazione vocale; il linguaggio è infatti inventato. Ognuno può, così, trovarvi le proprie percezioni personali.
Il disco andrebbe bene anche per fare da colonna sonora ad un film epico di genere fantasy. Sono quelle le atmosfere che evoca. Ci brani più cupi, in cui si sente una certa tensione, come "Silent Tears" o "Morphosis"; altri che, pur partendo da questa condizione, mostrano una speranza, come "Pyraminx" o "Point of no return". Poi ci sono pezzi che esprimono serenità, come la bellissima "Island of light", davvero un'isola splendende di luce, oppure "Enjoit". Insomma, i sentimenti del disco sono molteplici, ed è un piacere abbandonarsi ad essi. La qualità delle composizioni è molto buona ed i pezzi possiedono una forte carica emozionale, che conquista.
Ma basta perdersi in chiacchiere, è meglio passare all'ascolto del disco, che può essere scaricato gratuitamente. Davvero un bel regalo. Perciò mettetevi comodi, in un posto traquillo, magari chiudete gli occhi, e lasciatevi andare alla musica.
Questa la lista dei brani:
  1. Pyraminx
  2. Point of no return
  3. Thryst!!
  4. A piece of heaven
  5. The mask
  6. Silent tears
  7. Live in Onara
  8. The Hoodoo’s whisper
  9. Morphosis
  10. Island of light
  11. Réquiem
  12. Tales of trees
  13. Blood brother
  14. Enjoit (piano solo)
L'intero album può essere ascoltato su questa pagina, utilizzando il lettore che trovate qui sotto:



Seguendo il link sotto potete scaricare gratuitamente e legalmente l'album (per scopi non commerciali, su licenza Creative Commons):
SCARICA "POINT OF NO RETURN"

Per ulteriori informazioni sul disco e su Roger Subirana e per, eventualmente, supportare l'artista con una donazione potete andare a questo indirizzo.

Questo il sito ufficiale di Roger Subirana: www.rogersubirana.com

Gli italiani Vancouver nascono come band che fa musica strumentale, ma con l'arrivo del tastierista Alain Marenghi le cose cambiano e questi diventa il cantante del gruppo, che inizia a fare canzoni con un testo da cantare (in inglese). Così l'approccio alla musica cambia, virando verso l'indie rock-pop. Il risultato è "Even My Winters Are Summers", disco con sonorità indie rock dai richiami anni '90 ma con elementi del post-rock, dello shoegaze, ed una confluenza di influenze varie. La base strumentale è sempre forte, ma c'è anche il cantato — con una grosso influsso brit-rock — che è indubbiamente un elemento importante. Le atmosfere sono in genere malinconiche con un grosso spazio per l'emotività. Diversi i brani degni di nota, a partire dall'iniziale "Jennifer ('s Unpredictable Happiness)", che nella melodia (per esempio l'intro iniziale) ricorda abbastanza "Tonight Tonight" degli Smashing Pumpkins; o la successiva "The Idler", con il suo lirismo e la melodia accattivante. Interessante anche "Shape Of Your Knees" con i suoi sei minuti di durata durante i quali i Vancouver sfoggiano una componente strumentale non indifferente che sfocia nel post-rock dai suoni dilatati. Un pezzo che mi piace parecchio è "Penalty Box": coinvolgente, energico e con una buona armonia di suoni. Poi c'è l'accoppiata "Where The Beat Is Happening" e "King Of The Rainy Kingdom", che magari può non entusiasmare del tutto ma che risulta piuttosto piacevole, come del resto "Pitcher's Song". Infine "Even My Winters Are Summers" si chiude con la title track, brano dall'atmosfera cupa che progredisce in un leggero crescendo emotivo fino alla tensione finale espressa lasciando il posto solo agli strumenti.
Insomma, i Vancouver non avranno rivoluzionato nulla, ma hanno comunque costruito un bel disco, malinconico, a volte dolce, altre più cupo o pensieroso, ma non senza energia.
Questa la lista dei brani:
  1. Jennifer ('s Unpredictable Happiness)
  2. The Idler
  3. Shape Of Your Knees
  4. Penalty Box
  5. Where The Beat Is Happening
  6. King Of The Rainy Kingdom
  7. Pitcher's Song
  8. Even My Winters Are Summers
Potete ascoltare tutte le tracce qui.

Mentre questo è il MySpace dei Vancouver: www.myspace.com/vancouvertheband

"Peaceful, The World Lays Me Down" è uno di quegli album capaci di conquistarti subito con la loro apparente leggerezza, la loro vivacità, e di cui ti innamori sempre più dopo ogni ascolto; perché scopri che sotto c'è dell'altro, scopri delle ulteriori sfumature, insomma qualcosa che va al di là della semplice melodia orecchiabile.
Innazitutto presentiamoli: i Noah And The Whale sono quattro ragazzi che vengono da vicino Londra e fanno un pop-folk brioso ed esuberante, ma insieme serio. A loro si aggiunge occasionalmente la ex componente Laura Marling. È sua la deliziosa voce femminile presente in "Peaceful, The World Lays Me Down", album di debutto della band. E la sua presenza non è affatto marginale, non per quantità ma per qualità, in quanto aggiunge un tocco di femminilità a questo lavoro, e una carezzevole leggerezza. Il disco è caratterizzato da melodie orecchiabili, ironia e un mix irresistibile di strumenti; è fresco e molto piacevole. È sì vivace, giocoso, ma ha anche un risvolto più malinconico, pensoso, restando comunque sempre ottimista: la luce, anche nei momenti giù, è sempre lì, più o meno vicina (o lontana, dipende dai punti di vista).
Come ho detto, c'è un mix di strumenti (inclusi violini, fiati, ukulele...) i cui suoni vanno a braccetto, si mescolano, si scontrano per formare delle melodie irresistibili. Il ritmo è vario, come l'umore. Si parla d'amore, ma non c'è niente di mieloso, anzi. È divertente questo disco, e non annoia. Prendete già l'iniziale "2 Atoms In A Molecule", con quell'esuberante chitarra acustica, il coro, i capanelli, ed insieme una vena quasi malinconica. In "Jocasta" spuntano i violini, insieme ad una scalpitante batteria che impedisce di star fermi: i piedi (le mani, la testa...) sentono l'esigenza di seguire il ritmo. Bellissima "Shape Of My Heart", arricchita da una sezione di ottoni in stile mariachi. Non mancano i momenti più tranquilli, riflessivi; è il caso, ad esempio, di "Do What You Do", una ballata lenta che diventa quasi commovente grazie alla melodia intonata dai violini e alla voce incrinata del cantante. L'intro di "Give A Little Love" quasi sconfina nel rock, poi un po' il suono cambia, si aggiunge il piano, e si va avanti nell'alternanza tra brevi crescendo e rallentamenti, fino al crescendo finale che sembra voler preludere all'ingresso di una qualche melodia epica da orchestra che, però, non arriva. Passando per "Second Lover" si arriva ad un altro dei pezzi forti del disco: la meravigliosa "5 Years Time". Che dire, è perfetta questa canzone. Le due voci, di Charlie Fink e di Laura Marling, duettano con dolcezza e spensieratezza, mentre i fischiettii e l'ukulele contribuiscono a rendere il tutto ancor più allegro e solare. Non si può restare indifferenti a un brano come questo, come non si può restare indifferenti ad una bella giornata di sole. E poi ci sono "Rocks And Daggers", che sembra quasi una ballata popolare con quel violino agreste e il ritmo della batteria, la lunga e variegata title track "Peaceful, The World Lays Me Down", per poi finire con due lenti, "Mary" e "Hold Me Hand As I'm Lowered".
Insomma un gran bel lavoro questo "Peaceful, The World Lays Me Down", un album che di sicuro merita attenzione.
Questa la lista dei brani:
  1. 2 Atoms In A Molecule
  2. Jocasta
  3. Shape Of My Heart
  4. Do What You Do
  5. Give A Little Love
  6. Second Lover
  7. 5 Years Time
  8. Rocks And Daggers
  9. Peaceful, The World Lays Me Down
  10. Mary
  11. Hold My Hand As I’m Lowered
Per ascoltare le anteprime di tutte le canzoni potete andare qui.

Mentre questo è il MySpace della band: www.myspace.com/noahandthewhale

Di Malika Ayane vi avevo parlato tempo fa, a proposito del suo singolo "Feeling Better". L'album che lo contiene, esordio omonimo di Malika, è uscito a fine settembre. Ed è proprio questo disco che voglio consigliarvi. Dodici deliziose canzoni di un pop raffinato, elegante, cantate in parte in italiano e in parte in inglese. La voce di Malika è calda, profonda ed espressiva, il suo stile è allo stesso tempo classico e moderno. Calde atmosfere, un tappeto sonoro che avvolge e conquista con garbo insieme alla fascinosa voce della cantante. Il disco vanta anche la partecipazione di Pacifico (coautore e cointerprete di "Sospesa" e "Contro Vento"), Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (coautore di "Perfetta") e Paolo Conte (autore di "Fandango", in cui suona anche il kazoo).
"Malika Ayane" è un disco che, una volta iniziato, è difficile da fermare, vien voglia di sentirlo fino in fondo. Anzi, alla fine ci arrivi senza accorgertene, data la sua estrema piacevolezza. Come ho detto, è pop elegante, ma non per questo difficile. Magari può essere necessario qualche ascolto in più per apprezzarlo appieno, anche se non mancano i brani di sicuro ed immediato impatto; uno tra tutti "Feeling better" — in rotazione nelle radio in questo periodo — gioioso e spensierato. Meravigliosa è "Soul waver", e la sua versione italiana "Sospesa". La voce di Malika che per certi versi ricorda quella di Ornella Vanoni, gli archi con la loro melodia armoniosa, il substrato di suoni elettronici. Una canzone per l'anima, alla quale abbandonarsi ad occhi chiusi. C'è "Contro vento", canzone che irradia serenità e fa sentir bene. "Il giardino dei salici" è la perfetta colonna sonora di una bella favola. E "Perfetta"? È un vero gioiello, di quelli che ti colpiscono subito per la loro bellezza.
Insomma il disco vale, le canzoni sono tutte di ottima qualità — e di nessuna si può dire che sia brutta — ed ascoltarle è piacevolissimo ed appagante. Un ottimo debutto per Malika.
Questa la lista dei brani:
  1. Someday
  2. Sospesa (Malika Ayane e Pacifico)
  3. Briciole
  4. Contro vento
  5. True life
  6. Feeling better
  7. Blue bird
  8. Moon
  9. Il giardino dei salici
  10. Perfetta
  11. Soul waver
  12. Fandango

Potete ascoltare le anteprime di tutte le canzoni qui.


Mentre questo è il MySpace di Malika, dove sono presenti alcune canzoni da ascoltare in streaming: www.myspace.com/malikaayane

"The '59 Sound" è il secondo album dei Gaslight Anthem, band punk rock del New Jersey. Un disco davvero straordinario. Punk Rock con richiami evidenti allo stile del primo Springsteen e al rock puro di matrice americana. Avvincente, dal ritmo medio-veloce, che ti coinvolge emotivamente; canzoni genuine, oneste, piene di fascino. C'è una vena nostalgica e malinconica che attraversa il disco. Ma assolutamente nulla di deprimente; anzi, è un piacere abbandonarsi a questa musica. Da un lato magari puoi metterti a pensare, ma nello stesso tempo non riesci a star fermo, a non farti prendere dal ritmo. E, cosa importante, un'energia positiva, una certa forza ti pervadono. È difficile non innamorarsi di questo disco dall'attitudine e dall'energia punk e da cuore e anima blues, con qualcosa anche del soul. Ogni brano è una storia unica, ognuno è speciale. Canzoni nuove che sembrano già dei classici del rock. Un encomio va certamente al cantante/chitarrista Brian Fallon che, con la sua voce matura, la sua interpretazione, coinvolge l'ascoltatore facendolo entrare nello spirito delle canzoni. E intorno a lui un tappeto sonoro senza fronzoli ma corposo e travolgente. Riff di chitarra accattivanti, una batteria che cavalca forte e decisa ed il basso che si insinua tra le canzoni, più o meno pacatamente in base ai differenti pezzi.
Con "Great Expectations" l'album parte subito col piede giusto per poi incasellare una dietro l'altra una sfilza di canzoni davvero eccellenti. Impossibile resistere a brani come "The '59 Sound", "Old White Lincoln" o "Miles Davis & The Cool" o la dolce e malinconica ballata "Here's Looking At You, Kid", giusto per fare qualche nome. Ascoltare per credere. Difatti è inutile star qui ad elencare canzoni, la cosa da fare è correre ad ascoltarselo, perché merita davvero. Sicuramente uno dei migliori album usciti ultimamente. Adatto sia agli amanti del punk rock che a quelli del rock più puro, ma non solo a loro. E segnatevi questo nome, The Gaslight Anthem, perché se continuano di questo passo faranno di certo strada.
Questa la lista dei brani del disco:
  1. Great Expectations
  2. The '59 Sound
  3. Old White Lincoln
  4. High Lonesome
  5. Film Noir
  6. Miles Davis and the Cool
  7. The Patient Ferris Wheel
  8. Casanova, Baby!
  9. Even Cowgirls Get the Blues
  10. Meet Me By The River's Edge
  11. Here's Looking At You, Kid
  12. The Backseat
Per ascoltare le anteprime di tutti i brani potete andare qui.

Mentre sul MySpace dei Gaslight Anthem potete sentire alcune canzoni per intero in streaming: www.myspace.com/thegaslightanthem

Infine questo è il sito ufficiale della band: www.gaslightanthem.com

Non c'è che dire, è proprio un bel disco questo "Only By The Night", quarto album degli americani - ma più famosi in UK - Kings Of Leon. L'album rappresenta un ulteriore passo avanti nell'evoluzione del gruppo. Alcuni fan dei primi Kings Of Leon storcono il naso, ma è naturale e anzi auspicabile che una band si evolva; può farlo restando ancorata ai primi suoni oppure tentando altre strade, l'importante è crescere. Ed i Kings Of Leon sono cresciuti, sulla scia di quanto fatto nel precedente "Because Of The Times". "Only By The Night" è ricco di ottimi brani. Ci sono atmosfere cupe, c'è a tratti quasi un travaglio interiore, ma anche sensualità, energia. La voce di Caleb Followill è graffiante, ruvida, ma oltremodo coinvolgente ed espressiva. Anche i suoni, si sente, sono cambiati. Ora sono più puliti, meno grezzi, gli arrangiamenti sono più ricercati, c'è una maggiore cura nella costruzione delle canzoni. E questo per alcuni è un pregio, per altri un difetto: dipende dai punti di vista. Quello dei Kings, qui, è un rock alternativo con un ritmo che spesso pende verso il midtempo. Qualcuno dice che non c'è più grinta, io non sono d'accordo. La grinta c'è ancora.
L'iniziale "Closer" è un degno inizio per un disco come questo, con la sua atmosfera cupa, quei suoni dilatati. Più ruvida è la successiva "Crawl" con le sue chitarre graffianti. "Sex On Fire" è semplicemente meravigliosa ed, a ragione, è stata scelta come primo singolo. È esaltante, intensa, e trasmette anche una certa sensualità. Che dire poi di "Use Somebody"...un gioiello di valore. È tenera, accorata ed emozionante, con un ritornello irresistibile. E poi l'altra gemma di questa sequenza: "Manhattan". Azzeccate melodie vengono fuori dalle chitarre, e l'interpretazione di Caleb conferisce un tono struggente a questo splendido brano. Ma i pezzi forti non finiscono qui; di belle canzoni ce n'è, eccome, anche se la seconda parte del disco è forse ad un livello inferiore della prima. La lenta e nostalgica "Revelry", "Be Somebody", con la sua forza, per arrivare al malinconico lento finale "Cold Desert".
"Only By The Night" è un disco che vale, con alcuni pezzi di impatto immediato ed altri che hanno bisogno di alcuni ascolti in più, ma altrettanto belli. Da ascoltare, perché ne vale davvero la pena.
Questa è la lista dei brani:
  1. Closer
  2. Crawl
  3. Sex On Fire
  4. Use Somebody
  5. Manhattan
  6. Revelry
  7. 17
  8. Notion
  9. I Want You
  10. Be Somebody
  11. Cold Desert
Per ascoltare delle anteprime di tutti i brani potete andare qui.

Per sentire qualche canzone per intero in streaming potete andare sul MySpace della band: www.myspace.com/kingsofleon

Questo, invece, è il sito ufficiale dei Kings Of Leon: www.kingsofleon.com

Era da un po' di tempo che volevo parlare di questo disco, ma per una serie di motivi mi riduco a farlo adesso. L'ho già ascoltato moltissime volte, me lo sono gustato per bene, ed ora eccomi qui a consigliarvelo, seppur a qualche mese dall'uscita (inizio giugno di quest'anno). L'album in questione è l'omonimo disco di debutto dei Fleet Foxes, quintetto di Seattle che, con questo lavoro, sta raccogliendo plausi a più non posso. Una quarantina di minuti di folk-pop barocco con una vena - e anche più - di psichedelia. Un disco genuino, fresco, pieno di sensibilità, capace di far viaggiare nello spazio e nel tempo con i suoi forti richiami agli anni '60, al pop della West Coast, ma anche, in parte, a qualcosa di molto più lontano: al medioevo, alle antiche canzoni folk inglesi; e poi varie altre influenze, accenni diversi.
Ciò che subito colpisce sono le armonie, sia vocali che strumentali, costruite dai Fleet Foxes. I suoni sono strutturati, generalmente delicati ma mai piatti. La voce, spesso non singola ma accompagnata da cori, è impeccabile; e le melodie sono quasi sempre coinvolgenti, di facile presa. Le atmosfere spesso sognanti, che trasportano altrove, nel tempo e/o nello spazio. L'umore a volte gioviale, altre malinconico o nostalgico. È musica che accarezza l'ascoltatore con delicatezza, senza eccessi, con fare pacato. È facile amarla, ma non è musica comune, a cui tutti sono abituati. E forse sta anche qui il suo elegante fascino. Qualche brano? La splendende "White Winter Hymnal", "Ragged Wood", con la sua varietà di ritmi noché di sentimenti, o ancora la coinvolgente ed emozionante ballata "He Doesn't Know Why", in cui la voce solista svolge una grande parte accompagnata da un'efficace batteria, dal piano e quegli immancabili cori. Tanto per citare solo tre canzoni, perché questo disco è zeppo di gemme. Da ascoltare. Non solo per chi è amante del genere, ma per tutti, anche solo per vedere l'effetto che fa. Alcuni restano annoiati, molti, invece, incantati. Non resta che provare.
Questa la lista dei brani:
  1. Sun It Rises
  2. White Winter Hymnal
  3. Ragged Wood
  4. Tiger Mountain Peasant Song
  5. Quiet Houses
  6. He Doesn't Know Why
  7. Heard Them Stirring
  8. Your Protector
  9. Meadowlarks
  10. Blue Ridge Mountains
  11. Oliver James
Potete ascoltare le anteprime di tutti i brani qui.

Mentre sul MySpace dei Fleet Foxes si possono ascoltare per intero in streaming alcune canzoni: www.myspace.com/fleetfoxes

"Slimming Mirrors, Flattering Lights" è il nuovo album dei canadesi Awkward Stage, nel quale è contenuta "The Sun Goes Down On Girlsville", di cui vi ho mostrato il video qualche giorno fa. Come avevo detto, gli Awkward Stage fanno indie pop; il loro, però, è un pop molto vario, con influeze da diversi altri generi musicali, come il folk e l'indie rock. Una varietà di stili, e anche di ritmi, che rende il disco più piacevole. Già basta sentire "The Sun Goes Down On Girlsville", un gioiellino che inizia leggero, dal sapore acustico, e poi cresce e muta, ma senza perdere il suo tocco. “Anime Eyes” sfoggia un lato più energico, con i suoi riff muscolosi, il ritmo più veloce. Ancora diversa "Skeletal Blonde", una movimentata ballata, piena di verve e dolce al tempo stesso. Passando per il caos di "Hey,Modern School Girl" si arriva ad un'altra ballata, "Only Good Days Caught On Camera". Lenta, tenera, solo voce e piano all'inizio; poi si aggiunge prima una batteria non troppo invadente, poi la chitarra e, come tocco di classe, una voce femminile deliziosa che, però, dura giusto un attimo. Proprio un bel pezzo. "True Love On Three With Feeling" è un duetto d'altri tempi tra il cantante del gruppo ed Heather Ramsay, accompagnati da un leggiadro pianoforte, una batteria quasi jazz che appena si percepisce in sottofondo e qua e là dalla tromba. Un brano molto elegante. Dal sapore molto acustico anche la successiva "We Dreamt Of Houses", nella quale abbiamo solo chitarra e voce, nient'altro. Malinconica, ma è una malinconia piacevole. Sua naturale prosecuzione è "I Hurt The Ones That Love Me", che si muove sulla stessa strada ma con diversi sentimenti ed un ritmo più allegro, soprattutto nella parte finale. Dopo questa tranquillità, si cambia di nuovo con "Youth Is A War", brano dalle due facce: prima delicato, lento, poi più rock, con quei riff di chitarra, e dopo ancora lento, quasi sussurrato. Ma questa non è l'unica canzone dalle tante facce. Provate ad ascoltare "Mini Skirt Of X-Mas Lights": inizia tranquilla, divertente, poi diventa rabbiosa, cambiano gli strumenti, sembra un'altra canzone, poi cambia ancora e va avanti delicata in un ritmo 3/4, poi ancora torna come l'inizio. Il risultato, però, non è niente male.
Insomma, proprio un bel disco. Piacevole, non impegnativo, per niente piatto. In tutto quindici brani, di cui tre sono dei brevi intermezzi strumentali, ben scritti e congegnati. Ecco la lista delle canzoni:
  1. The Sun Goes Down On Girlsville
  2. Your Heart Serves Only You
  3. Anime Eyes
  4. (Prettier...)
  5. Skeletal Blonde
  6. Hey, Modern School Girl
  7. Only Good Days Caught On Camera
  8. (Than...)
  9. True Love On Three With Feeling
  10. We Dreamt Of Houses
  11. I Hurt The Ones That Love Me
  12. (Them...)
  13. Youth Is A War
  14. Mini Skirt Of X-Mas Lights
  15. Dandelion

Potete ascoltare trenta secondi di anteprima di ogni brano a questo indirizzo.

Sul MySpace della band, invece, si possono ascoltare alcuni brani in streaming: www.myspace.com/theawkwardstageband

Oggi voglio presentarvi il primo disco dei Six Red Carpets, un gruppo rock alternativo italiano emergente. Sono in tre - Majlco, Mills e Leaf i loro pseudonimi - e cantano interamente in inglese. Da poco hanno pubblicato il loro primo album, "Nightmares + Lullabies", e lo offrono in download gratuito a chiunque abbia voglia di ascoltarlo. Non hanno ancora una casa discografica alle spalle, perciò il disco è stato interamente autoprodotto dalla band; ma non bisogna pensare che, per questo, esso possa essere un lavoro amatoriale. Già, perché l'album è ben fatto e comprende anche uno splendido booklet. Questo disco costituisce un'ottima base di partenza; le premesse per andare avanti ci sono tutte. La musica dei Six Red Carpet è un rock trascinante, pieno di energia ma insieme melodico. "Nightmares + Lullabies" si ascolta piacevolmente e sono diverse le canzoni degne di nota, che restano in mente e vien voglia di riascoltare. Una su tutte "Angel's Vanity", tra le migliori, perfetto esempio di quanto detto prima: è gagliarda, grintosa, ed ha una melodia che facilmente si fissa in testa. Batteria e chitarre si fanno sentire e fanno la loro parte da protagonisti, azzeccati gli assoli di chitarra. La voce del cantante, a tratti, ricorda un po' quella di Billy Corgan, cantante degli Smashing Pumpkins, ma mantiene i tratti personali ed è ben riconoscibile. Bello anche il brano di apertura del disco, "The Weaver Call", esclusivamente strumentale; nel suo leggero crescendo lascia ben sperare per il prosieguo del disco.
"Fall Asleep" esprime tensione, forse anche una certa disperazione, con il suo ritmo, i riff taglienti ed il contrasto tra le due voci, per concludersi poi con la voce calma e profonda del "tessitore di sogni". "Vanilla Scent" mette da parte i suoni duri, è particolarmente dolce, la voce si calma, si inseriscono archi aggraziati ed emozionanti, suoni delicati. Una canzone che intenerisce chi l'ascolta.
La chiusura del disco spetta alla tranquilla "Asphalt Song", la quale assolve egregiamente il suo compito: chitarra acustica, voce e pochi altri suoni compongono un ottimo brano, che lascia l'ascoltatore con la voglia di riascoltare tutto da capo.
Insomma
"Nightmares + Lullabies" è proprio un bel disco, che si apprezza appieno se ascoltato più volte. Un lavoro che fa ben sperare per il futuro di questi ragazzi, per la loro carriera. Intanto non resta che spargere la voce. Perciò correte a scaricare l'album e, se vi piace, consigliatelo agli amici.
Ecco la lista dei brani:
  1. The Weaver Call
  2. Twenty Two an The Charm of Gravity
  3. Words Forgetting, Words Forgot
  4. Fall Asleep
  5. Here's to the Nightmare
  6. Angel's Vanity
  7. Run over Free
  8. Deep Down in Water
  9. Vanilla Scent
  10. I was There
  11. The Dream of Billy Kite
  12. Bring Me Noise
  13. Asphalt Song
Tutto il disco può essere scaricato dal sito ufficiale dei Six Red Carpets: SCARICA "NIGHTMARES + LULLABIES".

Sul MySpace della band potete ascoltare alcune canzoni in streaming: www.myspace.com/sixredcarpets.


I Mates of State sono un duo formato dagli americani Kori Gardner e Jason Hammel, marito e moglie. "Re-Arrange Us" è il loro ultimo album, caratterizzato da melodie pop armoniche e dalla presenza del piano che prende il posto dell'organo elettrico e del sintetizzatore usati nei precedenti lavori. Il disco si sviluppa lungo il percorso tracciato già nel precedente album, con brani coinvolgenti ed emozionanti, e testi che spesso prendono spunto dalla vita di coppia dei due. Canzoni delicate, affascinanti, a volte solari e gioiose, altre agrodolci, malinconiche, ma sempre piacevoli. Poco meno di 36 minuti che scorrono via placidamente, lasciando soddisfatto l'ascoltatore. Si parte con "Get Better", brano che subito conquista con la sua raggiante melodia e la dolcezza della voce della cantante e, dopo il picco finale, lascia con un delizioso motivo di archi che è la ciliegina sulla torta. "Now" è un'altra delle canzoni chiave del disco che prepara il campo ad un'altra delizia a cui non si può restare indifferenti: "My Only Offer". La bella voce di Kori Gardner, il piano presente lungo tutto il brano, il triangolo e le delicate percussioni, i fiati alla fine, tutti elementi che fanno di questa canzone una delle mie preferite, dolce e rasserentante. Si va avanti, passando per "Blue and Gold Print", con la sua vena di tristezza, l'energica ed esuberante "Help Help" e l'agrodolce "You Are Free" per arrivare alla lenta ballata finale "Lullaby Haze". Guidata dal piano, malinconica ma tenera, chiude in bellezza questo amabile nuovo disco dei Mates of State, che anche stavolta non deludono.
Questa la lista dei brani dell'album:
  1. Get Better
  2. Now
  3. My Only Offer
  4. The Re-arranger
  5. Jigsaw
  6. Blue and Gold Print
  7. Help Help
  8. You Are Free
  9. Great Dane
  10. Lullaby Haze

Potete ascoltare delle anteprime dei vari brani qui.

Sul MySpace dei Mates of State sono disponibili alcune canzoni da ascoltare in streaming: www.myspace.com/matesofstate.

Mentre questo è il loro sito ufficiale: www.matesofstate.com.

I Kyte sono cinque giovani ragazzi del Leicestershire e l'omonimo "Kyte" è il loro album d'esordio. Un mini album, a dire la verità, visto che contiene sette canzoni, seppure la maggior parte superino i sei minuti di durata. Come definire la loro musica? In essa troviamo post-rock, shoegaze ed una certa sensibilità pop. Con riferimenti a gruppi come Sigur Ros, Death Cab for Cutie, Postal Service ed Electric President. Naturalmente l'elettronica gioca un ruolo importante. Diciamolo: un disco che non ci aspetteremmo da un gruppo con un'età media di circa vent'anni. L'album è molto godibile, ben congegnato e capace di catturare l'ascoltatore. Brani epici che creano un'atmosfera eterea e delicata, che a tratti sembra malinconica ma che è pervasa da ottimismo e positività. Una voce che canta con delicatezza e senza urlare, accompagnata da effetti vari, e poi solide ma non aggressive chitarre rock, e tastiere, synth, percussioni sfaccettate e diverse - persino lo zilofono -, deliziosi arpeggi e suoni spesso quasi ipnotici.
Già dai primi suoni dell'iniziale "Planet" restiamo incantati. Una canzone dolce ma al contempo intensa, con una bella ed emozionante melodia ed un ritmo in crescendo dall'inizio alla fine. Subito dopo è il turno di "Boundaries", costruita intorno ad una chitarra e alla sua splendida melodia che percorre l'intero brano, tra suoni stratificati e la voce del cantante che va via ad un minuto e mezzo dalla fine lasciando a lei il compito di chiudere come aveva cominciato. "Secular Ventures" ricorda gli Electric President. Un brano emozionante, con potenti e cadenzate percussioni d'atmosfera ed arpeggi delicati e densi di sentimento. "Sunlight", dolce, sereno, è un altro gioiellino. Rumori che sembrano quelli di un modem dial-up, melodie al piano, synth distorti, percussioni sincopate, una voce che quasi sussurra, si amalgamano o si separano, tra momenti di tranquillità e momenti di maggiore velocità. E che dire di "They Won't Spleep"...impossibile non farsi catturare da tanta e tale bellezza. E difficile non pensare ai Sigur Ros ascoltandola, pur con le dovute differenze. Infine tocca a "These Tales Of Our Stay" il compito di chiudere il disco. Quasi nove minuti, che iniziano con un rumore di fondo all'inizio quasi impercettibile ma in continuo crescendo per circa due minuti, per fare entrare poi il resto della "banda" che ci conduce alla fine in un climax ascendente, tra sentimenti molteplici, lasciandoci con un tocco di tenerezza negli ultimi secondi.
Insomma questo "Kyte" è proprio un ottimo esordio, un piacevole e rilassante viaggio lungo 40 minuti tra canzoni epiche e atmosfere delicate e confortanti. I cinque inglesi sono partiti con il piede giusto; avranno certo da migliorare, ma le premesse sono buone.
Ecco la lista dei brani:
  1. Planet
  2. Boundaries
  3. Secular Ventures
  4. Sunlight
  5. Home
  6. They Won't Sleep
  7. These Tales Of Our Stay
Potete ascoltare delle anteprime dei vari brani (tre completi) su Last.fm.

Mentre questo è il MySpace dei Kyte, dove sono disponibili alcune canzoni da ascoltare in streaming: www.myspace.com/kyteband.

Dopo aver diffuso in download gratuito "Gobbledigook", il primo singolo estratto dal nuovo album, i Sigur Rós ci fanno un altro regalo molto gradito. Infatti, da oggi, sul loro sito è possibile ascoltare in streaming tutto il nuovo disco, "Með suð í eyrum við spilum endalaust", in attesa dell'uscita il 23 giugno (una settimana prima in download).
Perciò non vi resta che andare su SigurRos.com, premere play ed immergervi nella splendida musica dei folletti islandesi. Ad un primo ascolto sembra che i Sigur Rós abbiano fatto un'altra volta un bel lavoro.

Vi piace la musica di Imogen Heap, da sola o con i Frou Frou? Avete voglia di ascoltare qualcosa di piacevole e rilassante? Ho l'artista che fa per voi: Olivia Broadfield. Ha 26 anni, è inglese, e la sua musica è un pop elettronico molto distensivo e d'atmosfera. "Eyes Wide Open" è il suo album d'esordio. La voce di Olivia, affascinante, tranquilla, si adagia su basi elettroniche leggere, morbide, con grosse influenze ambient. Quattordici brani, per un totale di quasi 44 minuti, si susseguono piacevolmente uno dopo l'altro senza mai annoiare. Non c'è monotonia, anzi delle belle melodie ed un ritmo abbastanza vario, pur seguendo un filo conduttore. Degli esempi? "Silence", "Lost In You" o "Don't Cry", tanto per citare qualche traccia. Tutto l'album, comunque, è di ottima qualità. Non a caso alcune canzoni in esso contenute sono state usate in film e programmi televisivi. Insomma un disco godibile, da assaporare in tranquillità.
Ecco la lista dei brani:
  1. Silence
  2. Indescribable
  3. Eyes Wide Open
  4. Probably Nothing
  5. Safe
  6. Lost in You
  7. Don't Let Go
  8. Holding Onto You
  9. The Weight
  10. Hang On
  11. Fool Today
  12. Lose Touch
  13. Don't Cry
  14. Day Life
Potete ascoltare le anteprime di tutte le tracce qui.

Mentre sul MySpace di Olivia Broadfield sono disponibili diverse canzoni da ascoltare in streaming: www.myspace.com/oliviabroadfield

Questo, invece, il suo sito ufficiale: www.oliviabroadfield.com

Jack Rubinacci, nato a Roma nel 1975, è figlio di un musicista italiano e di un'insegnante inglese. Ha trascorso la sua vita in giro per il mondo, tra Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Norvegia, dove adesso vive. L'amore per la musica è arrivato presto e da giovanissimo ha cominciato a studiare pianoforte e, più avanti, chitarra e basso, oltre che comporre brani. Finalmente nel 2005 il grande sogno di incidere un suo album sembra essere vicino alla realizzazione. Ma, per varie vicissitudini, sono serviti tre anni prima di completare il disco. L'album, intitolato "Heart & Mind", è uscito il 18 aprile di quest'anno e, per far conoscere la sua musica, Jack ha deciso di rilasciarlo in download gratuito, in alta qualità, per tutti.
"Heart & Mind" è stato prodotto quasi interamente da Tchad Blake, con Jerry Marotta alla batteria, ed inciso ai Real World Studios. I due singoli "She Makes Me Feel" e "How Long", invece, sono stati prodotti da Ian Grimble (Travis, Red Hot Chilli Peppers, Manic Street Preachers) e masterizzati agli Abbey Road Studios da Sean Magee (Paul McCartney, Pink Floyd, The Rolling Stones). Perciò non un lavoro da poco, ma un disco fatto per bene, con una produzione di tutto rispetto.
La musica di Jack Rubinacci è quel genere di pop che ha per protagonisti i sentimenti. L'amore, innanzitutto, e tutte le emozioni che da esso possono derivare: gioia, malinconia, o anche tristezza. Un genere che, pur creando avversione in molti, ha comunque un gruppo di estimatori molto numeroso.
Il livello qualitativo del disco è buono e l'ascolto nel complesso è piacevole. A tratti un po' troppo smielato e con alcuni brani sotto la media, perché dimessi e sottotono, "Heart & Mind" contiene però delle canzoni che spiccano e riescono a far presa sull'ascoltatore. E' il caso, ad esempio, dell'iniziale "She Makes Me Feel": orecchiabile, energica e coinvolgente. Forse la canzone riuscita meglio. E, ancora, "How Long", più lenta ma comunque emotivamente coinvolgente, o "Perfect Crime". Insomma, un album non sconvolgente ma gradevole, cantato con trasporto, e con alcuni pezzi indubbiamente apprezzabili.
Questa la lista dei brani:
  1. She Makes Me Feel
  2. Satisfied
  3. This Story
  4. I Know
  5. How Long
  6. Chinese Whisper
  7. Avocado Cure
  8. Mountains
  9. Perfect Crime
  10. Talking
  11. Boys At Twilight
Potete scaricare l'intero album al seguente indirizzo: www.jackrubinacci.com

Per ascoltare alcune canzoni questo è il MySpace di Jack Rubinacci: www.myspace.com/jackrubinaccimusic

I Vampire Weekend sono una band formata da quattro giovani newyorkesi conosciutisi mentre frequentavano la Columbia University. In poco tempo, grazie anche al web, la loro popolarità è aumentata notevolmente e questi simpatici e bravi ragazzotti si sono conquistati recensioni positive dai critici e ampi consensi dal pubblico. Oltre che un contratto con la XL Recordings. Il loro album d'esordio, "Vampire Weekend", è uscito a fine gennaio e posso subito dirvi, se ancora non lo avete ascoltato, di procurarvelo perché è un disco straordinario.
I Vampire Weekend riescono, nelle loro canzoni, a mescolare con sapienza e disinvoltura indie pop-rock e musica africana e caraibica, ottenendo un risultato entusiasmante. E' fresco e divertente questo disco. E si fa ascoltare e riascoltare senza stufare. L'iniziale "Mansard Roof" dà subito la carica col suo ritmo spedito, grazie a quelle percussioni cavalcanti. "Oxford Comma" coinvolge col suo ritmo tropicale per lasciarci poi ad una delle mie canzoni preferite: "A-Punk". Non si può resistere alla sua irrequieta allegria, a quel ritmo ed attitudine un po' punk, alla melodia pulita di quella chitarrina. "Cape Cod Kwassa Kwassa" riprende una danza congolese, kwassa kwassa per l'appunto. Percussioni lungo tutto il brano ed una sfavillante chitarra, un'atmosfera rilassata e tranquillamente briosa. E poi c'è "M79", un'altra delizia, con i suoi vivaci archi e quella gioia serena che la pervade (coinvolgendo chi l'ascolta). "Campus", più genuinamente indie pop-rock, è un altro bellissimo pezzo che, non so per quale motivo, mi fa ricordare la sit-com Happy Days ogni volta che l'ascolto (forse anche per questo mi piace tanto). I quattro newyorkesi ci dilettano ancora con il power pop di "Walcott" per poi concludere il disco con la tranquilla "The Kids Don't Stand A Chance" e il suo trionfo di strumenti oltre che un leggero richiamo al reggae.
Insomma i Vampire Weekend hanno proprio fatto un lavoro eccellente, creando un disco che è un vero gioiello. Uno dei migliori album di questo inizio 2008. Un bella dose di allegria ed energia concentrata in neanche 35 minuti di musica.
Questa la lista dei brani:
  1. Mansard Roof
  2. Oxford Comma
  3. A-Punk
  4. Cape Cod Kwassa Kwassa
  5. M79
  6. Campus
  7. Bryn
  8. One (Blake’s Got A New Face)
  9. I Stand Corrected
  10. Walcott
  11. The Kids Don’t Stand A Chance
Potete ascoltare le anteprime di tutte le tracce a questo indirizzo: link.

Mentre sul MySpace della band sono disponibili alcune canzoni da ascoltare in streaming: www.myspace.com/vampireweekend

Questo, invece, il sito ufficiale: www.vampireweekend.com

 
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